Questa notizia è stata letta 209 volte

 

Oggi voglio raccontare una storia che profuma di famiglia, di affetto, di tenerezza, di voglia di crescere. Quella dei Tropeano che nel 1950 emigrò in Argentina, seguendo le orme di altri familiari e compaesani che si erano istradati verso il paese delle pampas nei primi decenni del secolo. Lì c’era spazio per tutti, possibilità di fare fortuna. L’Argentina era ed è un paese accogliente, pieno di calore umano. E in più a quel tempo viveva un periodo di grande floridezza economica, il che attirava inevitabilmente tanti italiani in cerca di un benessere che la loro terra non poteva dare.  

 

                        Antonio Tropeano e Teresa Papasidero (1957)

 

Fra gli altri, partirono con le rispettive famiglie il giovane Antonio Tropeano all’epoca 27enne e una ragazza di nome Teresa Papasidero di quasi 18 anni. Tanti sogni accompagnarono il viaggio di quei nuclei familiari che, ognuno per conto proprio, in date diverse, sbarcarono a Garin, una città di circa 100mila abitanti nel comprensorio di Escobar, alle porte di Buenos Aires, dove  raggiunsero altri loro parenti  arrivati lì qualche anno prima.

I Tropeano a Cinquefrondi erano e sono tanti, non tutti imparentati fra di loro, quelli di Antonio erano soprannominati ‘coccalu’; il papà di Antonio si chiamava Michele ed era un personaggio molto noto in paese perché di lavoro faceva il fattore di una delle famiglie più in vista di Cinquefrondi, i Guerrisi, un incarico che non veniva certo affidato al primo venuto. Michele era noto come ‘Cumpari Cheli di coccalu’. 

 

Michele Topeano, cumpari Cheli di coccalu, per tanti anni fattore e uomo di fiducia della famiglia Guerrisi

 

Anche i Papasidero erano e sono tanti, la famiglia di Teresa apparteneva in particolare al ramo cosiddetto dei ‘vardari’ e lavoravano le terre di Mariannuzza Carrera ‘sutta  lu vaduni’.

Le famiglie di entrambi questi giovani una volta stabilitesi a Garin si dedicano a una delle attività preferite degli emigrati calabresi e cinquefrondesi di quel tempo, cioè la coltivazione e la vendita di fiori. 

Un bel giorno casualmente Antonio e Teresa si conoscono, e scoprono di essere entrambi di Cinquefrondi, si frequentano, si innamorano e presto si sposano, è il 1957.

Quei due giovani non si erano mai visti prima a Cinquefrondi, le loro case distavano due minuti a piedi  (lei in via Calatafimi a Santa Maria, lui a via Trieste) eppure l’uno non sapeva nemmeno dell’esistenza dell’altro, finchè non si sono incrociati a Garin. Quanto è buffa a volte la vita !

Il loro è solo uno dei tantissimi matrimoni fra concittadini o connazionali, la comunità cinquefrondese nel suo piccolo e quella italiana in generale, infatti, è molto unita in terra argentina. E sono stati sempre molto frequenti quindi i casi di nozze tutte ‘italiane’. 

 

Antonio Tropeano e Teresa Papasidero

 

 

Da Antonio e Teresa, che dopo aver lavorato nel settore dei vivai aprirono un piccolo minimarket,  sono nati due ragazzi Eduardo e Osvaldo Domingo. 

Eduardo è il primo di questo ramo dei Tropeano che non ha visto la luce a Cinquefrondi; è stato nel paese dei suoi genitori solo una volta nel 1993, per pochi giorni, ma in casa ha respirato per tutta la vita aria e cultura cinquefrondese e ha perfino imparato discretamente il dialetto cinquefrondese antico, quello appunto dei suoi genitori. E se gli chiedi come mai parla così bene questa vecchia forma di cinquefrondese, risponde allegro “lu sacciu pecchini sempi si parlau cusini di picciulu a la casa”.

Eduardo Tropeano da giovane ha cominciato a lavorare con i fiori come il resto della sua famiglia, ma presto ha deciso di seguire una sua strada autonoma, ha studiato, si è laureato ed è diventato giornalista e poi proprietario del quotidiano “Informe 21” di Escobar per più di 30 anni; attualmente è anche proprietario del sito web informe21.com.ar. Ha scritto diversi romanzi, varie opere teatrali e persino una storia minuziosa della città di Garín. Eduardo è un vero appassionato di cose calabresi e cinquefrondesi, e nonostante la distanza e gli immaginabili problemi legati al reperimento di documenti sulla vita e la storia locale, si è dilettato nel tempo a scrivere di e su Cinquefrondi. Ha pubblicato, in spagnolo, perfino  una sorta di cronistoria del paese, il libro s’intitola La Heguera (cioè La ficara). 

 

    Eduardo Tropeano, giornalista e presidente dell’Associazione italiana di Garin

 

 

Ma torniamo alle peripezie di questa famiglia, perché la loro è una bella storia, in qualche modo rappresentativa di tante altre del mondo dell’emigrazione. I genitori di Eduardo sono venuti a Cinquefrondi una sola volta, nel 1990. In quell’anno l’Italia veniva eliminata ai Mondiali dall’Argentina di Maradona nella famosa semifinale di Napoli. Fu, come si ricorderà, una mezza tragedia nazionale. Antonio Tropeano soffrì come un cane per la sconfitta dell’Italia, ma avrebbe sofferto allo stesso modo se avesse perso l’Argentina, sua seconda patria. Seguì la partita in tv in una serata memorabile durante la quale avvenne anche una singolare riunione di famiglia, particolarmente commovente: per la prima volta infatti da quando i Tropeano di ‘coccalu’ avevano lasciato Cinquefrondi, nel 1950, si ritrovarono allo stesso tavolo a cena Antonio, i suoi tre fratelli Michele (anche lui in Agentina), Francesco (emigrato in Australia) Arcangelo e la sorella Carmela, questi ultimi due gli unici rimasti al paese. Fu proprio Eduardo a propiziare quell’incontro: “un giorno chiamai mio zio Francesco in Australia e gli dissi ‘guarda che tuo fratello sta per andare a Cinquefrondi, se vuoi vederlo un’ultima volta è l’occasione giusta, prendi l’aereo e vai’. La stessa cosa feci con mio zio Michele che stava in Argentina, a lui dissi anche che avrebbero potuto fare una fotografia, loro non avevano una foto insieme, perché nella vita si erano dispersi fin da piccoli e non si erano mai più visti”. 

 

i fraelli Tropeano, da sinistra Michele, Antonio, Carmela, Francesca, Arcangelo, nell’unica volta he si videro tutti assieme a Cinquefrondi (1990)

 

 

E così fu che i cinque fratelli Tropeano, ormai anziani si ritrovarono effettivamente per la prima e ultima volta nella loro vita tutti assieme a Cinquefrondi. Fu una serata di abbracci e sorrisi, di imbarazzi, con la voglia di riepilogare un’intera storia di famiglia, decenni di lontananza, di lettere, qualche telefonata. Un incontro commovente, davanti a un piatto di “patati e pipi, di melangiani chjini e di stoccu”, con tante lacrime, nel paese dove erano nati. Sapevano tutti che quell’evento sarebbe stato il primo e anche l’ultimo, data anche l’età già avanzata di alcuni di loro. E infatti fu l’ultima volta che si videro, perchè a partire dal 1992, nel giro di poco tempo, prima Antonio e poi via via gli altri, i cinque fratelli Tropeano se ne sono andati tutti. 

 

Antonio Tropeano, figlio di Cheli di coccalu. Lasciò Cinquefrondi nel 1950 e vi fece ritorno solo una volta nel 1990. Il figlio Eduardo è il presidente dell’Associazione degli italiani di Garin, alle porte di Buenos Aires.

 

Oggi i Tropeano sono alla sesta generazione in terra latinoamericana, Eduardo è diventato il capostipite e racconta così il ‘trasloco’ della sua famiglia da Cinquefrondi all’Argentina:  “la prima venuta fu la mia bisnonna Teresa Iacuccio, che sposò Federico Albanese; poi ci fu la nonna Immacolata Albanese sposata con Domenico Papasidero; quindi mia madre Teresa Papasidero sposata con mio padre Antonio, ci tengo a precisare tutti di Cinquefrondi. Io -prosegue Eduardo- sono cincrundiso ma nato a Garin e appartengo alla quarta generazione come pure mio fratello Osvaldo Domingo. Alla quinta generazione, anche loro nati in Argentina, appartengono i miei figli Romina e Luciano. E alla sesta il mio nipote di 18 anni Ramsés”.  Ma il sangue è cinquefrondese.

 

 Antonio Tropeano nel suo minimarket di Garin

 

Oggi Eduardo, che compirà 64 anni il 17 aprile, è anche il presidente dell’Associazione che raduna i calabresi di Garin e di tutto il comprensorio di Escobar fino a Buenos Aires. Escobar è considerata la capitale dei fiori, e ogni anno  vi si celebra una grande festa. Qui fra gli anni ’50 e ‘80 c’erano circa un centinaio di aziende che producevano fiori. Negli anni di maggiore produzione venivano inviati al mercato circa 17.000 stock di fiori al giorno, di ogni genere, garofani, gladioli, crisantemi, rose, ecc.. La maggior parte dei produttori erano italiani, il primo stabilimento fu installato dal cosentino Don Vicente Ciarliero, nel 1911. Diversi cinquefrondesi gestivano vivai, tra cui persone appartenenti alle famiglie Zerbonia, Burzese, Tropeano, Scarfó, ma gli emigranti  più numerosi nella floricultura erano di Melicucco. 

 

Il salone delle feste dell’Associazione italiana di Garin

 

Attualmente a Garín sono rimaste poche aziende di fiori, la città si è trasformata ed è diventata un grande centro industriale. “Si stima ci siano circa cinquemila italiani e loro discendenti diretti che vivono a Garín. Da Cinquefrondi si contano numerosi cognomi, come Papasidero, Zuccalá, Ciurleo, Tropeano, Scarfó, Mallamace, Ieranó, Zerbonía, Burzese, Pronestí, Ferraro, Albanese, Amato, Iacuccio” racconta Eduardo.

La necessità di mantenere vive le tradizioni e la cultura che gli italiani hanno portato dalla terra d’origine ha fatto incontrare un gruppo di connazionali e i loro figli con l’obiettivo di creare un’associazione che li unisse. Così  il 7 giugno 1998, è stata fondata l’Associazione Italiana di Garín, due dei fondatori erano di Cinquefrondi, Rosa Scarfò e Leonardo Ferraro. Il primo presidente fu un certo Ernesto Poggi, attualmente il presidente è Eduardo Tropeano. “Le prime riunioni –racconta Eduardo- erano ospitate presso la sede del Rotary Club, poi con molto impegno abbiamo acquistato un appezzamento di terreno, in via 2 de Abril 250, ristrutturata una vecchia casa e trasformata in un luogo adeguato con un grande salone e altri locali”.

L’Associazione Italiana di Garín “è divenuta nel tempo una delle principali istituzioni dell’intero comune di Escobar. Nella sua spaziosa sala, dove si tengono eventi di ogni tipo fino a 200 persone, si organizzano annualmente una o due feste di pizza, pasta, grandi asado (carne alla griglia), serate di tango e altri raduni” spiega Eduardo. “Frequentemente inoltre vengono promosse grandi serate liriche e gruppi di danza  italiani e qualsiasi evento volto a mantenere vive le tradizioni e la cultura italiane. 

 

Oggi in questo spazio si tengono feste di matrimonio e compleanno e in questa sala si svolgono anche diversi eventi pubblici dell’amministrazione comunale”. Eduardo promuove anche corsi di italiano, balli tipici, alcuni sport indoor, corsi per artigiani, di cucito o di gastronomia, ma soprattutto, l’Associazione Italiana di Garín è diventata un luogo di ritrovo non solo per italiani e discendenti, ma anche per tutti i residenti della zona”. 

Anni fa a Buenos Aires c’era anche un’associazione di Cinquefrondesi, poi chiusa a causa della crisi economica degli ultimi anni e dell’impossibilità di gestire la bella sede che si trovava in una villa con un bel parco annesso. In quella villa si tenne nel 1996 un ricevimento in onore del sindaco di Cinquefrondi Raffaele Manferoce che volle incontrare i compaesani emigrati e portò loro in dono una copia della statua di San Michele, realizzata da Michele Manferoce, e anche un piccolo libro che raccontava storie varie di Cinquefrondi, scritto dall’autore di questo articolo. L’amicizia e il legame fra Cinquefrondi e gli emigrati in Argentina è stata rinsaldata nel 2000 dal sindaco Michele Galimi che, nel corso di una festa, consegnò una targa ricordo per i Cinquefrondesi di Garín a Francesco Papasidero, in rappresentanza dell’Associazione oggi presieduta da Eduardo Tropeano. 

Cinquefrondesi e altri italiani in occasione di una festa nella sede dell’Associazione di Garin

Non è possibile copiare il contenuto di questa pagina.